.: associazione voice off :.


Gioco di prestigio

Foto, video, caricamenti da cellulare. Siamo talmente abituati alle immagini, assuefatti forse, che ormai ci appaiono scontate, come se la macchina fotografica fosse il naturale prolungamento dei nostri sensi, uno strumento da sempre in dotazione all’uomo. Abbiamo dimenticato la magia di quello scatto istantaneo che assume il nostro aspetto svincolandolo da noi. Invece, per alcuni rifugiati il laboratorio di Voice Off ha rappresentato l’occasione di vedere per la prima volta la propria immagine in un filmato.

All’inizio dell’incontro, le interviste realizzate in precedenza sono state proiettate per commentare le diverse inquadrature. Così, i rifugiati che non si erano mai visti su pellicola si sono di colpo trovati con la propria faccia ingigantita su una parete! Tra risate e rossori è stato un modo per sfatare il mito di sé e consegnarsi agli altri in una versione più modesta e ilare.

La duplicazione, il poter realizzare una piccola copia di sé, ha affascinato l’uomo lungo la storia. In passato all’impossibilità di sdoppiarsi supplivano le illusioni ottiche dei giochi di prestigio. Di quell’atmosfera suggestiva si fanno ora eredi le tecnologie che con abili montaggi e trucchi scenici sanno ingannare lo sguardo. Riallacciandosi a questo filone di magia e artificio il laboratorio si è concluso con il disappearing game. Grazie a un semplice accorgimento di ripresa è stato realizzato un filmato in cui le persone presenti sono scomparse una ad una per poi riapparire. Questo asso nella manica conclusivo ha rivelato come la telecamera, lasciando spaziare l’immaginario, possa ritrarre la realtà.

(Elisa Marcheselli)



Il minuto

Cosa direste di voi, in un minuto, se doveste presentarvi a un estraneo che vi osserva attraverso l’obiettivo di una telecamera? Alla Casa delle Culture di Modena è proseguito il laboratorio di video partecipativo organizzato da Voice Off e rivolto ad alcuni rifugiati della provincia. Attraverso l’attività name game l’associazione ha proposto un modo dinamico per iniziare a conoscersi e sperimentare l’impatto di stare davanti e dietro alla telecamera.

Ognuno dei presenti ha filmato un compagno mentre lo intervistava per un minuto, chiedendogli di parlare di sé e poi rivolgendogli una domanda inaspettata. Così, di minuto in minuto, si sono accumulate le domande più improbabili: “cosa pensi di come è rappresentato il Buddha?”, “come puoi migliorare il mondo?” oppure “parlaci del tuo primo amore”.

Altrettanto varie sono state le reazioni di fronte alla telecamera: chi, emozionato, aveva scoppi di risa e non sapeva cosa dire; altri rimanevano immobili per un istante, perplessi; qualcuno, più disinvolto, raccontava di sé con slancio mostrando quasi disappunto quando, allo scadere del tempo, veniva interrotto. Man mano che gli intervistati si avvicendavano, aumentava nella stanza la confidenza, per cui tra risposte spesso generiche, si è intravvista qualche nota più profonda, introspettiva: “ho dovuto lasciare il mio paese perché c’era la guerra”.

Sorprendente è stato infine notare come l’uso della telecamera abbia dilatato spazio e tempo.  In quella stanza con le travi a vista e le finestre traforate, dal tratto rustico tipico della campagna emiliana, sono state parlate ben quattro lingue che riunivano le provenienze geografiche dei rifugiati. Durante le interviste, per l’imbarazzo del momento, il tempo sembrava scorrere con estrema pigrizia, rivelando la potenziale eternità di ogni istante filmato.

(Elisa Marcheselli)



Conosciamoci

“Vorrei dirlo in un italiano semplice, ma non mi vengono le parole”. Così Sara, mentre cerca di esprimere il senso di raccontare una storia tramite video, sintetizza la difficoltà di comunicare tra persone di lingue diverse; e il volto dei rifugiati si allarga in un sorriso bianchissimo, non privo di una certa ironia.

Martedì 24 aprile, al Centro Stranieri di Modena, è stato presentato il nuovo progetto di Voice Off, che coinvolgerà alcuni rifugiati residenti in provincia in un laboratorio di video partecipativo. Il progetto, proposto da Amnesty Modena e sostenuto dagli operatori del Centro, intende fornire ai profughi uno strumento per raccontare il loro vissuto e farsi conoscere dalla cittadinanza.

Attraverso il laboratorio i partecipanti potranno familiarizzare con l’uso della telecamera e imparare le principali tecniche di produzione video, per arrivare alla realizzazione di un piccolo film di loro creazione. Un’anticipazione dell’elaborato finale sarà proiettata a Modena il 20 giugno, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato.

Attorno al tavolo quadrato, nella stanza troppo piccola per accogliere il numero dei partecipanti, i rifugiati hanno seguito la presentazione dell’iniziativa con interesse, insistendo con pazienza quando la comprensione si faceva più faticosa. Da parte loro, i volontari di Voice Off cercavano di parlare lentamente, selezionare le parole più accessibili, quasi in imbarazzo nell’imbastire il discorso.

È stato un reciproco sforzo per incontrarsi e comunicare oltre le diversità. Al termine, è di nuovo Sara a siglare questo mutuo impegno a venirsi incontro: “La soluzione per capirci la troviamo”.

(Elisa Marcheselli)




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